Oggi sono a casa da sola, ho preso fuori un vecchio disco e me lo sono ascoltato da cima a fondo. E, sorpresa, mi ha emozionato.

Così mi è venuto da pensare che abbiamo (ho?) perso il contatto con le nostre emozioni, con le nostre sensazioni più profonde. I moti dell’ animo, si diceva una volta. E la parola stessa faceva pensare a sommovimenti, rivoluzioni, placido divenire, ma comunque movimento interiore, vita intima, cambiamento personale, evoluzione del proprio sentire e pensare. I ritmi di questo mondo ci vogliono sempre presenti e performanti, non c’è tempo per le smancerie. In questo modo non ci si ferma mai. Non c’è mai il momento giusto per stare soli a leccarsi le ferite finché non sono guarite.

Trucco e parrucco e si va avanti. Ma il nostro cuore, in tutto questo, dov’ è finito? Secondo me non lo sappiamo neanche più. Disperso e seppellito chissà dove, sotto strati di bella presenza e prestanza a 360 gradi. Vi dirò la verità, il mio l’ ho lasciato in un posto molto tempo fa e non ho più provato a recuperarlo. Il fatto è che, così, non sono io. Manca un pezzo di me. Spero non sia lo stesso anche per voi.

Per quanto mi riguarda credo che andrò a riprendermelo perché mi piacevo di più quando l’ avevo. Ma per tornare al titolo di queste elucubrazioni da sabato pomeriggio piovoso, sarà proprio vero che quando sappiamo le risposte cambiano le domande?